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venerdì 11 agosto 2017

UTILITALIA, LA DEPURAZIONE NON IN REGOLA PEGGIOR NEMICO DEL TURISMO


CE NE RICORDIAMO SOLO IN ESTATE MA L'11% DEGLI ITALIANI E' ANCORA SPROVVISTO DI IMPIANTI


(Roma, 11 agosto 2017) – Sono circa 10 milioni i cittadini italiani che ancora non hanno un adeguato servizio di depurazione. L'11% invece ne è ancora sprovvisto. La conseguenza diretta, oltre agli incalcolabili danni per l'ambiente e la qualità delle acque marine e di superficie, sono le sanzioni europee comminate all'Italia, colpevole di ritardi nell'applicazione delle regole sul trattamento delle acque. Per Utilitalia (la federazione delle imprese di acqua ambiente e energia) il trattamento delle acque reflue e la depurazione – che come emerge dai risultati dell'analisi di Goletta Verde di Legambiente - è un tema centrale su cui bisogna "investire" per avere impianti in regola invece che "pagare" quegli stessi soldi in sanzioni comunitarie.

   La questione 'depurazione' spesso però viene avvertita o quando l'Europa ce lo ricorda oppure soltanto nel periodo estivo, dal momento che molte delle aree 'bacchettate' dall'Ue sono rinomate località turistiche del nostro Paese: così da Cefalù a Courmayeur da Rapallo a Trieste da Napoli a Roma e in parte Firenze, da Ancona a Pisa, registrano carenze. In tutto quasi 1.000 che non rispettano le regole comunitarie sul trattamento delle acque reflue. Tra le Regioni più colpite, Sicilia, Calabria e Campania. Secondo Utilitalia infatti "gli scarichi non depurati sono i peggiori nemici del turismo".

   Proprio allo stretto legame che c'è tra l'acqua e il turismo sarà dedicata una sessione specifica del Festival dell'Acqua, in programma quest'anno a Bari dall'8 all'11 ottobre: nelle aree a forte vocazione turistica, infatti, la gestione delle risorse idriche rappresenta un elemento fondamentale, che può decretare il successo o meno della capacità attrattiva; gli aspetti da considerare vanno dalla tutela della balneazione (dove diventano fondamentali le infrastrutture depurative) alla presenza di un adeguato numero di fontanelle o case dell'acqua. "Sono due i passaggi principali di cui si deve tener conto: il primo è quello di garantire ai cittadini un servizio che possa offrire dei livelli adeguati di igiene e salute; il secondo è un passaggio culturale, bisogna applicare all'acqua gli stessi principi dell'economia circolare che già si applicano ai rifiuti, e pensare in un'ottica di 'blue circular economy' – osserva il direttore generale di Utilitalia, Giordano Colarullo - per fare entrambe le cose occorre investire, passando dagli attuali 32-34 euro per abitante ad almeno 80 euro per abitante all'anno; e anche se resteremo lontani dagli oltre 100 euro che si spendono in Europa almeno avremo intrapreso il percorso necessario per evitare che i soldi vengano spesi in multe anziché in opere. In generale servirebbero investimenti per 5 miliardi all'anno, cifra che sarebbe il minimo necessario per coprire il fabbisogno di infrastrutture del nostro Paese".

Tra l'altro con una corretta depurazione si ottiene sia acqua nuovamente riutilizzabile (diventando così anche una chiave di lettura per affrontare per esempio periodi di siccità, insieme naturalmente alla necessità di investimenti sugli acquedotti per limitare le perdite) sia fanghi che possono esser riutilizzati come fertilizzante in agricoltura oppure esser valorizzati per esempio trasformandoli in bio-combustibili. Ogni anno in Europa – secondo i dati dell'Unione Europea - vengono trattati più di 40 mila milioni di metri cubi di acque reflue, ma ne vengono "riusati" soltanto 964 milioni di metri cubi. In Australia e in Israele il riuso delle acque reflue depurate è molto diffuso, in Europa sono la Spagna e Malta a primeggiare. Il potenziale di crescita è enorme: l'Europa potrebbe arrivare a utilizzare sei volte il volume di acque trattate oggi. In Italia, che ha uno dei potenziali più alti, si trattano e si riusano ogni anno 233 milioni di metri cubi di acque reflue. 

"L'acqua e i rifiuti, gli acquedotti e la depurazione, le sorgenti e gli scarichi, vengono pensati in modo da essere utili gli uni agli altri – continua Colarullo - il viaggio dell'acqua continua anche dopo i nostri rubinetti e non è un caso se le maggiori novità, scientifiche tecniche e tecnologiche degli ultimi anni, riguardano i processi di depurazione e gli usi dei prodotti di depurazione. Con quello che nelle generazioni precedenti veniva buttato nei fiumi, oggi si producono prodotti per l'agricoltura, plastiche e anche combustibile per le auto".

   DEPURAZIONE, ITALIA BACCHETTATA DALL'UE
   Tre i contenziosi avviati dalla Commissione Ue nei confronti dell'Italia per mancati adempimenti alla direttiva 91/271/UE relativa alla raccolta, trattamento e scarico delle acque reflue. I tempi di adeguamento sono stati ampiamente superati dal momento che l'ultima scadenza era fissata al 31 dicembre del 2015.
   In particolare, l'Italia è soggetta a tre procedure di infrazione relative alla violazione della disciplina europea in materia di acque reflue urbane.
   1) ​Procedura di infrazione 2004/2034 - Cattiva applicazione della direttiva 91/271/CEE nelle Aree Normali con più di 15.000 abitanti. La sentenza di condanna della Corte di Giustizia Ue del 19 luglio 2012 (causa C-565/10);
   2) ​Procedura di infrazione 2009/2034 – Cattiva applicazione della direttiva 91/271/CEE nelle Aree Sensibili con più di 10.000 abitanti. La sentenza di condanna della Corte di Giustizia Ue del 10 aprile 2014 (causa C-85/13);
   3)​ Procedura di infrazione 2014/2059 – Cattiva applicazione della direttiva 91/271/CEE in un numero consistente di agglomerati (878) con più di 2000 abitanti collocati sia in aree "normali" che in aree "sensibili".
   Due sono le condanne da parte della Corte di Giustizia Europea (la C565-10 e la C85-13). Complessivamente, con diversi gradi di gravità e relative sanzioni, sono colpiti 931 agglomerati urbani: 80 per la condanna a C565-10, 34 agglomerati per la C85-13, 817 per la procedura d'infrazione. La maggior parte di queste aree sono concentrate nel Mezzogiorno e nelle Isole; si trovano in territori gestiti direttamente dagli enti locali e non attraverso affidamenti a gestori industriali.
   Per la prima infrazione sono sette le Regioni interessate: Abruzzo (1 agglomerato) – Calabria (13) – Campania (7) – F.V.Giulia (2) – Liguria (3) – Puglia (3) – Sicilia (51). Nella Regione Siciliana risulta localizzato il 63% degli agglomerati in infrazione. Per la seconda infrazione le Regioni interessate sono 11: Abruzzo (1 agglomerato) – Lazio (1) – Lombardia (14) – F.V.Giulia (5) – Marche (2) – Puglia (2) – Sicilia (5) – Sardegna (1) - Valle d'Aosta (1) – Veneto (1) – Piemonte (1). Per entrambe le procedure alcuni agglomerati potrebbero essersi, nel frattempo, adeguati; altri lo faranno presto. Ma per la maggior parte i lavori dovrebbero terminare tra il 2021 e il 2024. Le multe europee superano i 60 milioni di euro forfettari, più una penalità di quasi 350 mila euro al giorno (oltre 60 milioni a semestre) per ogni giorno di ritardo. 



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